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Il populismo in Italia PDF Print E-mail
Written by Redazione   
All'interno, l'audio dell'intervento che Marco Tarchi ha tenuto il 21 dicembre 2009 alla scuola di formazione dei Giovani Democratici, sul tema del populismo in Italia.
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Al pensiero di destra non è rimasto nulla PDF Print E-mail
Written by Marco Tarchi   
Partiamo dal fatto che la scomparsa di Alleanza nazionale ha segnato, sia pur in linea con l’evoluzione progressiva del Msi, la fine di almeno due delle ambizioni che dal fascismo – o quantomeno dalle sue correnti movimentistiche – si erano trasmesse inizialmente ai suoi epigoni: la pretesa/promessa di superare la contrapposizione tra sinistra e destra, estraendo da ciascuno dei due campi le istanze ritenute migliori e fondendole in una nuova sintesi, e quella di incarnare un modo nuovo di rapportarsi alla politica, rifiutando le forme cristallizzate della democrazia partitocratica. Sul primo di questi due versanti, non c’è alcuna vena polemica nella constatazione che, nel Msi prima e in An poi, il fascismo ha completato quel processo di resa alla destra che già aveva attraversato varie fasi in epoca di dittatura.
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La destra che scelse la non violenza PDF Print E-mail
Written by Giovanni Tassani   
Quella che venne chiamata «Nuova destra»(Nd), nasce, dopo il ’68 e attorno al ’77, con caratteristiche proprie all’interno di una famiglia politica marginalizzata e criminalizzata nella lotta per bande degli anni di piombo: il neofascismo italiano. Un Msi ridotto per anni in un ghetto, ma anche immobilizzatosi da se stesso a difesa nostalgica di un improbabile fascismo. Il Msi era stato alle origini esso stesso un fenomeno generazionale, composto in gran parte da giovanissimi più radicali dei loro padri. A loro volta i giovani del Msi anni Settanta mantenevano un radicalismo che non poteva seguire le mosse di quei parlamentari che, in opposizione al segretario Almirante, vollero sperimentare una destra sistemica e non più nostalgica con Democrazia nazionale. Quella scissione, riuscita ai vertici, fallì alla base, a riprova che l’elettorato missino credeva ancora al mito di un «fascismo per l’anno Duemila».
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La "destra fantasy". Il sogno impossibile dei Campi Hobbit PDF Print E-mail
Written by Antonio Gnoli   
Era il 1977. La sinistra ricaricava le batterie con un movimento di protesta che voleva in qualche modo ripetere le gesta del Sessantotto. La destra – quella creativa e radicale – cercava una via alternativa alle visioni nostalgiche dell´ambiente missino. Nacquero così i “Campi Hobbit”, un´esperienza durata dal 1977 al 1980, nella quale si mescolarono musica e politica, trasgressione e tradizione. Ora un libro appena edito dalla Vallecchi (La rivoluzione impossibile, pagg. 476, euro 18) ne ripercorre le fasi salienti. A curarlo è Marco Tarchi che ha raccolto gli interventi che la stampa, di ogni colore, scrisse su quel movimento e vi ha apposto un´introduzione bella e meticolosa su ciò che allora accadde e che cosa significò.
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Lettera a Buttafuoco PDF Print E-mail
Written by Tomaso Staiti   
Antidivorzio e anticomunismo, acquasanta e mogli (plurale) con amanti, socializzazione e contributi dalla Confindustria. Andarono (andammo) a cercarla nella "terra di mezzo" questa "nuova Destra", tra le pagine di Tolkien, fatto conoscere in Italia da De Turris su "L'ITALIANO" di Pino Romualdi, l'incompreso inventore del partito. In quella terra erano (eravamo) al riparo dal più terribile problema del nostro tempo che è quello, come diceva Cocteau, della stupidità che pretende di pensare e che oggi pure urla. Credevano (credevamo) di metterci al riparo dai giornalisti spioni della redazione romana di un noto quotidiano, dai massoni delle diverse confraternite occidentaliste, dai generali immerdati nel gioco politico.
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Destra, ultima fermata PDF Print E-mail
Written by Pietrangelo Buttafuoco   
Ecco, parliamo di Tarchi. Politologo estraneo a qualsivoglia destra, ieri ideatore della più entusiasmante stagione della destra-destra (tanto da averla fatta nuova e – soprattutto – disarmante rispetto agli anatemi e ai luoghi comuni del patriottismo costituzionale di allora immutato rispetto a quello di adesso), Marco Tarchi che è uno studioso di provato spessore ha saputo scrivere un libro con la serietà propria di chi vive con distacco una stagione di cui fu il principale attore. Fu lui, infatti, a vincere un congresso contro Gianfranco Fini che dovette ricorrere a Giorgio Almirante per farsi nominare comunque alla guida del Fronte della gioventù.
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Il come eravamo dei giovani “fasci” degli anni di piombo PDF Print E-mail
Written by Paolo Fantuzzi   
La “rivoluzione”, se così si può definire, fu limitata al linguaggio ai simboli: Tolkien, gli elfi e la croce celtica al posto del Duce, del fascio littorio e delle camicie nere, a riprova della scoperta di un paganesimo che prendeva le mosse dalle suggestioni evoliane già presenti in Ordine nuovo e che in quegli anni andava contagiando tutta la destra movimentista, come mostra il caso della runa Wolfsangel di Terza posizione.
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Nuova destra contro Destra nuova PDF Print E-mail
Written by Stenio Solinas   
È un dato di fatto che intorno alla metà degli anni Settanta si sviluppò nell’ambito giovanile neo-fascista (il mondo della Destra allora era questo, e nient’altro) una frattura generazionale che non si sarebbe più rimarginata. Era dovuta al fatto che per quei ventenni occorreva fare i conti con la «modernità compiuta» che la contestazione studentesca aveva contribuito a creare quanto a costume, mentalità, abitudini di chi le era coetaneo. In maniera spontanea e a volte confusa, un po’ cosciente e un po’ incoerente, quella generazione dei nati negli anni Cinquanta cominciò a teorizzare, fra riviste, incontri, convegni, un’alternativa che la portasse fuori dalle secche di un immobilismo partitico, l’allora Movimento sociale italiano, asfittico e perdente, da un estremismo giovanile fintamente rivoluzionario, assurdo e insieme criminale sul piano politico, luttuoso sul piano dei destini individuali.
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Il futuro della libertà PDF Print E-mail
Written by Giuseppe Giaccio   
Con la fine degli equilibri di Yalta, anche il panorama politico italiano è entrato in fibrillazione. Abbiamo assistito, per quanto concerne la destra, allo spegnersi della fiamma del Msi, alla nascita di Alleanza nazionale e alla sua confluenza nel Popolo della libertà. Tuttavia, se proviamo a guardare più in profondità nel percorso dell’area un tempo missina, guidata dall’ex “delfino” di Almirante, Gianfranco Fini, ci accorgiamo che, dietro le sue prese di posizione che hanno suscitato scalpore sia fuori che dentro il suo stesso partito[2], vi è una sostanziale continuità, che la politica di Fini è “almirantismo” puro, ovviamente adattato ai mutati tempi storici. L’almirantismo è appiattimento sull’esistente, che un tempo equivaleva ad accettare l’azione degli Stati Uniti in politica estera e il ruolo di cardine politico svolto dalla Democrazia cristiana in politica interna.
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La lezione iraniana (parte seconda) PDF Print E-mail
Written by Marco Tarchi   
Ai politici, agli intellettuali e agli operatori della comunicazione occidentali non interessa, infatti, prendere cognizione di ciò che effettivamente accade oggi in Iran, o in un qualunque altro paese che in qualche misura si discosti dai parametri di accettabilità dettati dall’ideologia liberale vigente nel mondo “sviluppato”. Il loro concorde intento è aggiustare gli eventi alle proprie precostituite interpretazioni, sceneggiarli, manipolarli e spettacolarizzarli secondo copioni già pronti, canovacci che basta adattare caso per caso alle esigenze della cronaca. Ciò che importa è dare quotidianamente conto della superiorità del modello occidentale e opporla agli altrui abomini, non senza sottolineare la generosità con cui i detentori del copyright di questa non più perfettibile formula politica, economica e sociale sarebbero disposto a cederlo a chi ancora non ne gode i benefici.
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Il caso Iran PDF Print E-mail
Written by Franco Cardini   
L’11 febbraio scorso, trentennale della rivoluzione khomeinista, l’ambasciatore iraniano presso la Santa Sede Alì Akbar Naseri indiceva una conferenza stampa. Visto il momento “caldissimo” nell’opinione pubblica, si potrebbe supporre ch’essa è stata presa d’assalto dai media. Macché. Né un TG importante, né una testata di rilievo: è così che da noi si fa informazione. Tuttavia,  le pacate dichiarazioni del diplomatico hanno richiamato un’ennesima volta a una verità obiettiva che ormai conosciamo. Il 4 febbraio scorso, il governo iraniano ha formulato alla authority internazionale nucleare, l’AIEA, una proposta molto flessibile e ragionevole: accettazione della prassi elaborata dal gruppo  dei 5+1 (USA, Russia, Cina, Francia, Germania) nell’ottobre scorso, sulla base della quale l’Iran consegnerà  delle  partite di uranio arricchito al 3,5%  alla Russia, che lo porterà al 20% e lo passerà alla Francia incaricato di restituirlo all’Iran. Date però le circostanze e il macchinoso sistema elaborato, il governo dell’Iran  – temendo evidentemente che l’uranio gli venga sottratto – chiede semplicemente che lo scambio avvengo in territorio iraniano e che ad ogni cessione di partita di uranio al 3,5% l’Iran venga risarcito con la consegna di una pari quantità arricchita al 20%.  Non si capisce perché il governo statunitense abbia rifiutato come “non interessante” una proposta del genere e si ostini a pretendere dall’Iran la pura e semplice cessione del minerale, senza contropartite né garanzie. Ciò corrisponde solo a un vecchio e abusato trucco diplomatico: formulare pretese assurde e irricevibili per poi accusare l’avversario, reo di non averle accettate.
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Psicologia della decrescita PDF Print E-mail
Written by Giuseppe Giaccio   
La nostra psiche è, in effetti, inquinata da secoli di “predicazione” tendente a imporre la tesi – niente affatto scontata, come ci si vorrebbe far credere – della moralità intrinseca della crescita. Cambiano le pezze d’appoggio utilizzate, che possono essere di tipo religioso (la crescita economica come segno dell’elezione divina) o profano (la crescita come strumento che favorisce la pace, la tolleranza, la democrazia), ma la bontà dell’argomentazione viene continuamente riproposta. Le due tesi possono, peraltro, tranquillamente coesistere. Come sosteneva l’arcivescovo del Massachusetts William Lawrence, «a lungo andare, soltanto gli uomini morali si arricchiscono […] La ricchezza fa lega con la devozione». Questo condizionamento psicologico, che induce a vedere nello sviluppo sempre e comunque qualcosa di positivo, è forse l’ostacolo più formidabile e difficile da rimuovere che gli “obiettori della crescita” si trovano a dover affrontare.
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Moratoria sulla lagna della cultura di destra? Comincino i farefuturisti PDF Print E-mail
Written by Massimo Ciullo   
Il Prof. Tarchi, caposcuola della Nuova Destra, risponde a Mellone e rifiuta ogni parentela con gli intellettuali finiani.
“È l’ennesima prova dei contorcimenti argomentativi di un ambiente che, a forza di costruire pastiche mettendo insieme tutto e il suo contrario, non sa più come reagire a chi gli rinfaccia di non aver saputo costruire né un’identità né un progetto credibile di influenza sulla mentalità collettiva. Fa specie che si lamenti di veder mescolati Céline, Baget Bozzo e Peppino De Filippo proprio chi, da anni, punta a stupire con effetti speciali, e spesso grotteschi, il mondo esterno per apparire simpatico e moderno, appropriandosi di tutto quello che gli capita a portata di mano.
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L’enciclica “Caritas in veritate” e la questione ecologica PDF Print E-mail
Written by Eduardo Zarelli   
Negli ultimi decenni, la capacità di intervento e manipolazione del vivente tramite la tecnologia, ha assunto una potenzialità senza precedenti, che pone in discussione l’essenza stessa dell’identità umana. Se nel vecchio mondo dei blocchi politici contrapposti la tecnica - nella presunzione della sua neutralità - era asservita all’ideologia politica ora tende a emanciparsi da ogni ipoteca, nutrendo questo suo arbitrio con la cultura del relativismo nichilista.
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L'ascesa del neopopulismo in Europa PDF Print E-mail
Written by Marco Tarchi   
La formula vincente del "radicalismo di destra" dell’ultimo scorcio del XX secolo è dunque il populismo. Esso si configura oggi come una famiglia politica relativamente coesa, contrassegnata dalla comune insistenza programmatica su alcuni temi principali: la lotta contro l’immigrazione (non soltanto dal Terzo Mondo, ma anche dai paesi ex-comunisti dell’Est Europa) e all’insicurezza individuale e collettiva, la valorizzazione del radicamento nel territorio (che può tradursi, a seconda dei casi, in una retorica dell’identità nazionale oppure dell’appartenenza a un contesto locale più omogeneo, come la regione), la denuncia dei mali causati dalla partitocrazia (in primo luogo la corruzione e l’inefficienza dei servizi pubblici) e l’insistenza sulle virtù del lavoro, del sacrificio, dell’onestà e dell’iniziativa individuale in campo sociale ed economico.
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Gli scenari internazionali del XXI secolo PDF Print E-mail
Written by Carlo Maria Santoro   
Il concetto di scontro tra civiltà, a mio parere, rispecchia solo un versante della questione che noi abbiamo di fronte se vogliamo parlare degli scenari internazionali del XXI secolo. Sotto questa etichetta si racchiudono infatti due concetti riemersi al momento del crollo delle ideologie che hanno caratterizzato il Novecento e che oggi naturalmente si presentano come uno dei temi principali del nuovo secolo: il concetto di scontro e quello di civiltà.
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